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L'Europa rilancia sulle energie rinnovabili

Obiettivo per il 2030: il 32% dell'energia da fonti rinnovabili

Il Consiglio Europeo punta in modo inequivocabile sulle energie rinnovabili.
Nella seduta del 27 giugno scorso gli ambasciatori UE hanno fissato l'obiettivo di alzare al 32% la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili, entro il 2030, approvando la proposta vagliata pochi giorni prima dal Parlamento Europeo.

Una decisione destinata a fare storia perché, con questa presa di posizione al rialzo, l'Europa si riprende il ruolo di guida nella rivoluzione energetica in atto, puntando ad essere protagonista di quella che alcuni analisti già definiscono quarta rivoluzione industriale. La decisione del Consiglio Europeo arriva anche in un momento delicato della politica internazionale: nonostante le spaccature – anche all'interno della stessa Unione – prevale un senso di rispetto e di urgenza nei confronti degli accordi di Parigi di cui l'Europa vuol farsi garante.

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L'accordo raggiunto, oltre al dato generale e alla dichiarazione di intenti, comprende diversi punti chiave che andranno a incidere sul futuro delle energie rinnovabili e sul nostro quotidiano. Cominciamo dai trasporti che, secondo quanto previsto, dovranno puntare in modo più deciso sulle rinnovabili (il 14% entro il 2030). Al contrario viene posto un tetto ai biocarburanti da colture alimentari che saranno gradualmente eliminati. Riscaldamento e raffrescamento a loro volta dovranno dipendere sempre più dalle energie rinnovabili, con un incremento che viene fissato all'1,3 % annuo.


VERSO LA GENERAZIONE DISTRIBUITA

I punti più importanti riguardano però l'autoproduzione e rappresentano un ulteriore passo avanti in direzione della generazione distribuita.
Il documento riconosce un ruolo chiave all'autoproduzione, oggetto di un intero paragrafo, e stabilisce che sugli impianti fino a 30 kW non siano applicati oneri o canoni. Contemporaneamente le procedure autorizzative dovranno essere semplificate e razionalizzate, così da favorire l'avvento della generazione distribuita. L'armonizzazione delle norme ai parametri fissati dall'Europa riguarda anche il capitolo dei regimi di sostegno che dovranno rispondere agli stessi requisiti in tutta l'Unione e diventare misure stabili, senza possibilità di revisioni retroattive.

Il documento, che rappresenta un compromesso tra chi chiedeva di salire nella quota di rinnovabili al 35% e chi invece voleva mantenere l'attuale obiettivo del 27%, prima di diventare operativo dovrà essere votato dal Parlamento europeo a ottobre e poi recepito nell'ordinamento dei singoli Stati. Nella pratica gli effetti non si sentiranno prima del 2019.


L'ITALIA - CON L'EUROPA - LEADER DELLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Resta però l'eco dell'idea di fondo, quella di una svolta decisa verso le energie rinnovabili.

La decisione europea è anche una risposta forte alle recenti analisi di Bloomberg che hanno pronosticato, per la prima volta, un rallentamento per il fotovoltaico. Colpa, spiegano gli analisti, della Cina che rallenterà gli investimenti nelle rinnovabili. Altrettanto frenata appare la svolta giapponese: delude le aspettative il nuovo piano del governo che ha posto l'asticella delle rinnovabili al 24% entro il 2030 (attualmente la quantità di energie rinnovabili non supera il 15%).

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Troppo poco ha detto lo stesso ministro degli Esteri Kono, soprattutto per un paese leader per i trasporti elettrici.

L'Europa, al contrario delle potenze orientali, sembra intenzionata a ricoprire un ruolo di leader e nella compagine europea Italia e Spagna avranno un ruolo chiave. A sostenerlo sempre il rapporto New energy outlook 2018 di Bloomberg che fissa al 2050 l'anno in cui l'Italia avrà raggiunto la quasi totalità (98%) di energia da un mix di fonti rinnovabili.

I maggiori progressi sono attesi da eolico e soprattutto fotovoltaico che, secondo Bloomberg, garantirà oltre la metà della capacità aggiuntiva.

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