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Orologi in ritardo? Colpa della politica (e dell'energia)

Da inizio gennaio gli orologi digitali connessi alla rete elettrica hanno perso 6 minuti. Colpa dei cali di frequenza originati tra Serbia e Kosovo

Una notizia positiva c'è: non dovrete cambiare la vostra amata sveglia digitale perché quei sei minuti circa di ritardo accumulati da inizio anno non dipendono da un cattivo funzionamento dell'apparecchio, ma da un calo di tensione della rete elettrica che coinvolge tutta l'Europa Occidentale.

La diminuzione della frequenza elettrica ha provocato un ammanco di energia pari a 113 GwhLe prime avvisaglie arrivano in gennaio, ma – nonostante la nostra sveglia abbia tentato di avvertirci – il problema non è chiaro fino a inizio marzo quando un breve comunicato dell'ENTSOE (European Network of Transmission System Operators for Electricity), l'ente che sovrintende alla distribuzione di energia in tutta Europa, denuncia “continue e significative deviazioni di potenza”.

Queste sarebbero dovute a “carenza di alimentazione da parte di un gestore del sistema di trasmissione interconnesso (TSO)”. Insomma, nella complessa economia della rete elettrica europea un fornitore non immette quanto dovrebbe.

La conseguenza più immediata, prosegue l'ENTSOE, è “una leggera diminuzione della frequenza elettrica che ha a sua volta influenzato tutti quegli orologi elettrici che sono guidati dalla frequenza del sistema”. Quindi la nostra sveglia digitale, ma anche l'orologio del forno, il termostato e così via.

Pochi giorni dopo una nuova nota dell'ENTSOE svela il mistero di questa deviazione di frequenza: “proviene dall'area di controllo denominata Serbia, Macedonia, Montenegro (blocco SMM) e in particolare Kosovo e Serbia” e ha provocato un ammanco di energia pari a 113 Gwh. Attualmente la frequenza media è di 49.996 Hz, appena sotto i 50 Hz previsti. Eppure questo ha già provocato i primi effetti. Una diminuzione più consistente della frequenza (al di sotto di 47,6 Hz) provocherebbe la disconnessione di tutti i dispositivi collegati con conseguenze difficili da immaginare.

Questa minima falla dovuta, come specifica la nota, a problemi politici tra i due Paesi e non a problemi tecnici, lascia però emergere la fragilità del sistema. Basta una lite tra due Paesi dell'Europa orientale per far arrivare in ritardo al lavoro un impiegato portoghese. Cosa potrebbe succedere per tensioni politiche più grandi in uno dei 25 Paesi che compongono la rete?

La soluzione a questo problema è difficile, complessa e passa probabilmente da una reinterpretazione della scala di distribuzione e delle reti di riferimento. Un sistema di smart grid connesse tra loro potrebbe essere la risposta.

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